Motivazioni Storiche


L'Ottocento

I briganti cominciano ad infestare il Matese nei primi anni del 1800; fra di loro molti giovani di S.Gregorio. Un certo Mezzullo ed il famoso Francesco Stocchetti, detto Mezzavoce, che non esita ad assalire Pietraroia con la sua banda. Il tempo scorre uguale. Nei giorni di festa le ragazze indossano l'abito buono, quel costume folkloristico recuperato negli anni ’80 dalla Pro Loco. Sotto Natale i giovani cantano i “12 mesi” casa per casa, dal Ciminterio fin giù “in mezzo a Copela”. A Pasqua si portano a benedire le frittate, ma la festa più sentita è il Corpus Domini, quando le coperte colorate sono esposte alle finestre mentre passa l'arciprete con l'ostensorio in mano. Vicino al lago si fa festa per S. Michele Arcangelo, mentre i più devoti vanno a piedi a Sala di Caserta in onore di S.Donato. S.Gregorio è un paese tranquillo: i poveri lavorano e mangiano poco, i ricchi stanno bene ed ingrossano la proprietà. La ricchezza viene dalle pecore, che d’estate stanno a Matese, mentre d’inverno scendono, in transumanza, nel Tavoliere delle Puglie, dove i ricchi sangregoriani sono titolari della “locazione” presso la Dogana delle pecore di Foggia. Ogni anno è un esodo biblico, che porta via dal paese decine e decine di uomini e ragazzi, che da ottobre a maggio si trasferiscono nelle campagne di Apricena e S.Severo. A S.Gregorio restano i contadini, i vecchi, le donne coi bambini. Per allontanare i temporali estivi si suona Maria Soprana, la campana parrocchiale. La famiglia Caso ha il palazzo, quello per antonomasia, tanto che il luogo d'incontro serale è proprio “n'coppa ru palazzo”, com’è ancor oggi, due secoli dopo. L'altra famiglia Caso ha il suo palazzo alla Calcarella, cioè sotto l'arco di via Elci: presso di loro sarà ospite il giovane pittore Gioacchino Toma, che poi diverrà celebre, e che a S.Gregorio dipinge i ritratti dei notabili locali. Adiacente al palazzo Caso della Calcarella i Del Giudice costruiscono Villa Ginevra, perché la famiglia si è ingrandita e non stanno più tutti nell'ampio palazzo paterno, quella grande costruzione che corre sui due lati della strada principale del paese, dalla chiesa della Congrega in poi, e che si estendeva dal Tore fin giù al Padule, alla palma presso la sorgente. In una parte del palazzo, dopo la scomparsa della famiglia Del Giudice, fu alloggiata fino agli anni ’60 la Caserma dei Carabinieri.


Briganti e Garibaldini

Quando il regno borbonico sta per finire, S.Gregorio esprime importanti figure di liberali, che prendono in mano il potere con l’arrivo di Garibaldi. Nel 1861 Beniamino Caso viene eletto deputato al Parlamento di Torino, Gaetano Del Giudice diventa Governatore di Capitanata oltre che deputato, mentre suo fratello Achille è Comandante della Guardia Nazionale di tutto il circondario e Consigliere Provinciale. Quell’anno scoppia il brigantaggio, una miscela di lealisti e delinquenti. Sono vent’anni di ferro e fuoco. L’esercito piemontese occupa tutto il Matese; la gente non può zappare, non può cacciare, non può nemmeno raccogliere legna. A S.Gregorio i briganti, quando venivano catturati, erano fucilati davanti al Municipio, che allora stava in quel palazzotto bianco di fronte al cancello di Villa Luisa, vicino alla fontana. Don Achille Del Giudice comanda la repressione del brigantaggio, ma sotto sotto li finanzia per non farsi uccidere tutte le pecore. Egli forma una squadriglia di guardie personali che, quando serve, salgono a Matese per acchiappare qualche malcapitato: il capo di questi cacciatori di taglie è Carmelo Del Giudice, suo lontano parente, che dopo aver intascato diversi premi se ne andrà a morire in Argentina. I briganti a volte sono feroci, più spesso disperati. Don Achille non è meno duro di loro: al brigante Panella fa tagliare la testa e la espone alla finestra del suo studio, sotto l’arco di palazzo Del Giudice. Intanto continua a portarsi le ragazze più graziose giù a Villa S.Donato, esercitando uno “jus primae noctis” cui nessuno ha il coraggio di ribellarsi.
Tanti sono i briganti di S.Gregorio: il capobanda Antonio De Lellis, Domenico Ferritto, Nicola Verruto e Raffaele De Lellis, soprannominato Padre Santo, che semina il terrore fino nel beneventano. Fra di loro c'è pure una donna, Maria Maddalena De Lellis, la brigantessa Padovella, che dalla povera casa degli Elci si dà alla macchia per amore del caporale Santaniello. Ma poi anche il brigantaggio passa.


Il Novecento

Nella vecchia Congrega Marcellino De Lellis suona l'organo, ma la notte dei 2 novembre stanno tutti chiusi in casa, perché i defunti del paese vanno in processione dalla chiesa della Congrega al nuovo cimitero, quello attuale, appena costruito. In piazza si tengono gli spettacoli di teatro, e la baronessa donna Amelia Del Giudice ride di cuore alle scenette di Vincenzo Cordi, Ugo Caso, Giovangiuseppe Bojano, Giacomo Fattore e degli altri che recitano i testi di Bandone, Luigi Ciccarelli, poeta del Matese. Si mette su pure la banda del paese. Il maestro viene una volta la settimana, con qualsiasi tempo. Bernabei suona i piatti e già bestemmia, mentre il bombardino di Vecchione ha risuonato fino a pochi anni fa. Poi scoppia la guerra, gli uomini partono e molti resteranno dispersi in Russia o nel Mediterraneo. Nel ‘43 arrivano i Tedeschi, che si accampano nel giardino dell'attuale hotel Monte Miletto: la paura si taglia a fette. A Beniamino Gianfrancesco incendiano la casa agli Elci perché protegge gli Inglesi. Quando un aereo tedesco cade sul Raspato i nazisti portano i cadaveri dei sette soldati a Villa Ginevra e montano il picchetto d'onore. La gente di S.Gregorio, con un misto di timore ed ammirazione, guarda quei ragazzi biondi e sprezzanti; l’unico che non si trova da nessuna parte è Sparalampi, un tipo originale che, si dice, abbia sparato un colpo di ribotto all’aereo, facendolo secco. Ma la paura vera arriva con gli Americani, che da Alife fanno piovere cannonate contro la Santa Croce. I ragazzi di S.Gregorio li vanno a chiamare, dicendo che la strada è libera, visto che i Tedeschi si sono già ritirati. Mettono le tende nella bella Villa Luisa, cercano le signorine per un’ora d’amore, e quando la notte si ubriacano, i paesani fanno man bassa di scatolette di carne e sigarette.


Dopoguerra e Turismo

Come Dio vuole anche la guerra passa. E’ il tempo della rinascita, il tempo di don Pasquale Panella, Vincenzino Ferritto, Raffaele Stocchetti e del Senatore don Giovannino Caso. Si apre la Villa e si costruiscono gli alberghi. Si parla di turisti e di contadini. I ciucci fanno spazio all'Ape tre marce. Nel bar di Luigino Boiano arriva il primo televisore: finalmente, tra una gassosa e “Lascia o raddoppia” ci si sente moderni. Il vero boom turistico si ha negli anni ’50, con la Pro Loco di alcuni giovani paesani rampanti, guidati dal segretario comunale Teodoro Mezzullo, che è anche consigliere dell’Ente del Turismo a Caserta e Console del Touring Club italiano. Restano memorabili le serate danzanti in Villa Ginevra, con Nino Taranto e Gloria Christian, l’elezione di Miss Matese e le Manifestazioni d’Arte con mostre di pittura e concorsi per novelle e poesie. Il Circolo Forestieri si trasferisce nel civettuolo Chalet di legno, in quella Villetta Comunale che i vecchi ancora chiamano Padule. Il paese cambia perfino nome, diventando S.Gregorio “Matese”. Presto lo seguiranno anche Castello e Piedimonte. La vecchia pensione Pensa diventa Hotel Monte Miletto, la locanda di Gigina Pignataro diventa Albergo Villa Maria, l’imprenditore Angelone costruisce nuovi alberghi. S.Gregorio conosce un turismo d’elite: la “Piccola Svizzera” la chiamano sui giornali, ed i villeggianti più assidui costruiscono villa Giulia, villa Caterino, villa Caniggia, villa Coccia. Il paese si espande: da una parte la circonvallazione, il Parco Correra dall'altra. Ma i gruppi sociali non cambiano. Pastori e paesani, come cent’anni prima, si fronteggiano alle elezioni Comunali, ma a “padrone e sotto”, nel bar degli uni o degli altri, sono tutti uguali. Ieri come oggi. Come sempre.